Mostra

Francesco Clemente. Fiori d’inverno a New York

Una mostra del Comune di Siena in collaborazione con il Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut

a cura di Max Seidel con la collaborazione di Carlotta Castellani

Con questa mostra Francesco Clemente rende omaggio a Siena, città che già nel 2012 ha dimostrato un vivo interesse per la sua produzione con la prestigiosa nomina per l'esecuzione del drappellone del Palio. Su invito di Max Seidel l’artista espone per la prima volta dieci opere di grande formato suddivise in due cicli distinti, realizzati a partire dal 2010.

La serie dei Fiori d'inverno a New York nasce in collaborazione con la moglie dell'artista, Alba Primiceri, ed è costituita da cinque tele con rappresentazioni floreali di grande formato, che hanno impegnato l'artista per sei anni (2010–2016). Alcuni fiori presenti a New York nei mesi invernali sono stati scelti come base per queste rielaborazioni pittoriche, contraddistinte dall'accurata selezione dei pigmenti vegetali nei colori e dalla lenta esecuzione in varie fasi. Il tema dei "fiori d'inverno" sottintende una meditazione sull'età più avanzata dell'uomo e sull’irriducibile gioia che può caratterizzare questa stagione della vita.

Il ciclo dell'Albero della vita, eseguito tra il 2013 e il 2014, presenta invece alcuni motivi molto ricorrenti nella sua produzione fin dagli anni Settanta e collegati al tema del ciclo della vita. L'iconografia di Clemente attinge liberamente dalle fonti più varie come la mitologia classica, il buddhismo, la storia e la letteratura orientali e l'immaginario contemporaneo, ma in essa è particolarmente evidente l'interesse per le tradizioni contemplative dell'India, paese dove l'artista ha vissuto per lunghi periodi fin dai primi anni Settanta e dove continua a soggiornare per molti mesi l'anno.

   

La mostra, promossa e organizzata dal Comune di Siena, è realizzata in collaborazione con Opera Gruppo-Civita. Il catalogo, curato dall’editore Sillabe s.r.l., è accompagnato da una presentazione di Daniele Pittèri, da una intervista di Max Seidel all’artista e da un testo di Carlotta Castellani.

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