Research

Artist in Residence: Armin Linke

Il Kunsthistorisches Institut in Florenz ha invitato Armin Linke quale artist in residence per il 2019-2020. Le ricerche dell'artista e fotografo basato a Berlino ruotano da qualche anno intorno a due complessi tematici principali che costituiscono per il Kunsthistorisches Institut in Florenz altrettanti ambiti di ricerca. Le riflessioni di Linke sul tema dell'antropocene, ora provvisoriamente condensate nella grande mostra "Blind Sensorium" che ha appena aperto a Matera, trovano una risonanza in diversi progetti portati avanti dal Kunsthistorisches Institut in Florenz, in particolare da Gerhard Wolf e Hannah Baader, che studiano le correlazioni e interazioni di immagini, oggetti e luoghi all'intersezione fra patrimonio culturale e ambiente, tra ecologia ed estetica. L'incontro fra Armin Linke e la Fototeca è altrettanto carico di conseguenze e ha visto la Fototeca diventare da luogo della ricerca scientifica a oggetto della ricerca artistica di Linke. L'artista condivide con noi anche l'intuizione su "The City as Archive" (Baader/Caraffa), sul ruolo di Firenze come una sorta di archivio potenzialmente disponibile per comprendere il contemporaneo e affacciarsi sul futuro. Gli scambi già intercorsi si sono dimostrati altamente produttivi per entrambe le parti. Questo processo di interazione creativa darà come risultato mostre e pubblicazioni, ma soprattutto un arricchimento reciproco e l'apertura di nuovi orizzonti. Il Kunsthistorisches Institut in Florenz, già tradizionalmente aperto alla ricerca transdisciplinare e al dialogo transculturale, ha ampliato da qualche anno le collaborazioni con artisti. Questo invito ad Armin Linke ufficializza, per così dire, la necessità e la volontà di mettere alla prova le nostre idee sul ruolo della ricerca nel XXI secolo confrontandoci con lo sguardo di un artista immerso nel contemporaneo.

   

Armin Linke

Artist in residence presso il Kunsthistorisches Institut in Florenz per il 2019-2020

Le mie ricerche degli ultimi anni sul tema dell'antropocene da una parte, sugli archivi fotografici dall'altra, mi hanno condotto a Firenze come modello o laboratorio storico dove arte, scienza, economia, artigianato e design si sono incrociati. In questa città si trova una sedimentazione di modelli del passato che possono essere attivati per capire il contemporaneo.

Partendo da un testo del 2014 con cui Peter Galison lanciava VSTS (Visual Science, Technology and Society Studies), sto riflettendo su come sia possibile fare ricerca scientifica usando i media visivi. Come è possibile, per esempio, fare ricerca storica creando documenti delle trasformazioni del contemporaneo, per così dire, in tempo reale, seguendo i processi prima e mentre stanno avvenendo, e non solo descrivendoli una volta conclusi? Questo approccio va nella direzione di una antropologia delle istituzioni e del display museale. Il mio obiettivo durante la residency presso il Kunsthistorisches Institut in Florenz è testimoniare i cambiamenti negli spazi fisici in un momento di rivoluzione digitale e logistica, in un luogo legato storicamente alla invenzione della economia globale e della industria artistica culturale, nonché alla diffusione delle tecnologie artigianali e scientifiche.

Il secondo polo delle mie attività presso il Kunsthistorisches Institut in Florenz è la Fototeca, che ho già iniziato a studiare nell'ambito del progetto Image Capital al quale lavoro con Estelle Blaschke. Qui mi propongo di tentare varie letture usando strategie diverse, anche performative: analizzare l'interazione fisica con l'archivio, il modo di operare degli archivisti stessi, degli storici dell'arte e altri interlocutori quotidiani. Ai miei occhi la Fototeca si dipana come un momento di montaggio cinematografico. Il lavoro sul gesto nell'archivio potrebbe svilupparsi nel senso anche di azioni performative a partire dalle immagini. L'identificazione dei percorsi all'interno dell'archivio avverrà in dialogo con le curatrici/archiviste e con lo staff della Fototeca. La ricerca si potrà estendere ad altri archivi a Firenze con i quali la Fototeca possa entrare in risonanza.

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