Ricerca

Contesti locali e globali nel Mediterraneo normanno-svevo: l'area adriatica in una prospettiva transculturale

Francesco Gangemi

La costa adriatica tra Termoli e Peschici, illustrazione dal Libro del mare (Kitāb-i baḥriye) di Pīrī Re’īs, XVII sec. Baltimora, The Walters Art Museum, Ms. W.658, fol. 198a

È noto che l'Italia medio- e bassoadriatica in età normanno-sveva (XI-XIII secolo) ebbe la funzione di cerniera tra Oriente e Occidente, anche grazie al ruolo svolto dai porti specie durante le crociate. Sul piano monumentale, ciò si è tradotto nella presenza di caratteri ibridi, tipici delle società marinare, ma le ricerche hanno privilegiato sinora un taglio locale, ispirato dai moderni confini regionali. Di contro, i Mediterranean Studies negli ultimi lustri hanno ridefinito lo studio delle civiltà e delle storie artistiche premoderne, con metodi però ancora fluidi e non sempre facilmente applicabili ad ogni contesto. Questa ricerca nasce proprio dal desiderio di conciliare una Grundlagenforschung di stampo filologico con i più recenti approcci dell'histoire croisée e in genere dei Cultural Studies. Si tratta, quindi, di innescare un dialogo tra micro- e macrostorie in grado di superare i limiti di orientamenti storiografici contrapposti.

Focus del progetto è un gruppo ristretto di edifici sacri, scelti allo scopo di misurare attraverso l'architettura religiosa l'impatto del cambiamento politico su una regione in transizione da un regime all'altro, in particolare nel passaggio dall'età normanna a quella sveva. Con un taglio interdisciplinare, e specialmente rivolto alla storia economica, si ricostruiranno le dinamiche di committenza delle architetture e le loro interazioni 'extraterritoriali'. Saranno così gli stessi monumenti a dar voce alla narrazione del rovesciamento politico e istituzionale del territorio, che dopo una secolare tensione verso Nord, con l'età sveva viene trascinato a Sud quale centro propulsivo (e produttivo) di un nuovo governo centralizzato. Parallelamente, si cercherà di scomporre il processo formativo di un laboratorio artistico come quello adriatico, seguendo il filo delle migrazioni che hanno imposto sulla regione litoranea non solo scambi – con le coste dalmata e tirrenica, l'Oltremare e l'Oltralpe – ma vere e proprie formule di colonialismo culturale, del quale si esamineranno le conseguenze locali e le proiezioni su scala mediterranea.

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