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Fotografia, guerra e 'cultural heritage'

Costanza Caraffa, Ute Dercks, Almut Goldhahn

Al più tardi a partire dalla Prima Guerra Mondiale si può parlare di una vera e propria mediatizzazione della guerra, nell'ambito della quale la fotografia documentaria venne messa al servizio della propaganda politica. Nel contesto delle lotte per l'egemonia, le fotografie rappresentanti opere d'arte compromesse o addirittura distrutte ricordavano la minaccia concreta che pendeva sul patrimonio culturale. Già nel XIX secolo la questione dell'eredità culturale aveva acquistato una rilevanza crescente nei processi identitari connessi all'affermazione degli stati nazionali in Occidente. La fotografia aveva svolto un ruolo fondamentale nella formazione e nella definizione visuale dei rispettivi canoni culturali. Il medium fotografico, allora ancora relativamente nuovo, venne impiegato sistematicamente per documentare il patrimonio culturale delle singole nazioni in tutte le sue sfaccettature. Il loro coinvolgimento in questi processi è una delle ragioni per cui le fotografie stesse sono da considerarsi parte del cultural heritage.

Almut Goldhahn: Von Kulturpolitik zu Kulturpropaganda. Das Kunsthistorische Institut in Florenz in den Jahren des Nationalsozialismus
In: Kunstgeschichte in den besetzten Gebieten 1939–1945, hrsg. von Magdalena Bushart, Agnieszka Gąsior und Alena Janatková, Köln/Weimar/Wien 2016, pp. 27–46

Costanza Caraffa / Almut Goldhahn: Zwischen 'Kunstschutz' und Kulturpropaganda. Ludwig Heinrich Heydenreich und das Kunsthistorische Institut in Florenz 1943–1945
In: Kunsthistoriker im Krieg. Deutscher Militärischer Kunstschutz in Italien 1943–1945, hrsg. von Christian Fuhrmeister, Johannes Griebel, Stephan Klingen und Ralf Peters, Köln/Weimar/Wien 2012, pp. 93–110

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