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Storia dell'arte e catastrofi (I): L'Italia sismica (sta-sis)

Carmen Belmonte, Elisabetta Scirocco e Gerhard Wolf
Piazza Palazzo, L'Aquila
Piazza Palazzo, L'Aquila

Di fronte ai disastrosi eventi sismici che hanno colpito L'Aquila (2009), il territorio emiliano (2012) e il centro Italia (2016) ci si rende conto, più che mai, della necessità di un impegno della storia dell'arte nel mondo contemporaneo. Lo studio del patrimonio monumentale e artistico acquista dopo la catastrofe nuovo valore e nuovi significati all'interno del dibattito sulle prassi d'intervento e le metodologie di conservazione delle città e dei piccoli centri, del territorio e del paesaggio, del patrimonio culturale in senso lato. Si tratta, per gli storici dell'arte, non solo di riflettere sulle responsabilità etiche legate alla prevenzione e alle scelte progettuali successive alla catastrofe, ma ancor più di studiare le città e il relativo territorio come un tessuto vitale fatto di spazi, monumenti e infrastrutture, opere d'arte e paesaggio, oltrepassando le tradizionali divisioni disciplinari e partecipando al dibattito sulle possibili ricostruzioni, nell'ottica di una conservazione integrata che tenga conto dello sviluppo urbanistico e ambientale contemporaneo.

Negli ultimi anni, muovendo dal caso del terremoto dell'Aquila (2009), l'Istituto ha avviato un progetto sperimentale che non ha posto la sua attenzione esclusivamente sul singolo monumento eccellente, ma anche sullo studio del contesto ambientale, sociale, culturale e identitario del capoluogo dell'Abruzzo. Uno dei più importanti aspetti in questa prima fase del progetto-laboratorio è stata la partecipazione di giovani studiosi afferenti a diverse discipline (storia dell'arte, storia dell'architettura, archeologia urbanistica, fotografia) che hanno sperimentato nuove forme di studio collaborativo, rivelatesi particolarmente appropriate alle problematiche del contesto post-sismico.

La città post-catastrofe si profila essa stessa come un laboratorio di indagine in cui è necessario confrontarsi con molteplici implicazioni che marcano la biografia e l'habitat dell'opera d'arte e del monumento. Protagonisti e testimoni materiali di un evento disastroso che si abbatte sull'uomo – e come tali propagati dai media quale immagine della catastrofe alternativa a quella, più forte, che tocca le vicende della popolazione – sono anche quadri, statue, oggetti di culto, chiese e palazzi che documentano la storia civile e religiosa della città e del suo territorio, i suoi mutamenti e le sue evoluzioni. In questo contesto, il patrimonio culturale danneggiato acquista con più evidenza un valore aggiunto, sociale e identitario. La catastrofe richiama l'attenzione, drammaticamente e repentinamente, sulla materialità dell'opera: gli oggetti mobili o immobili, colpiti nella loro fisicità, subiscono l'impatto della cesura, la temporalità accelerata della fase di emergenza e quella sospesa del recupero, i cui segni resteranno in ogni caso indelebili nella loro storia materiale. L'evento catastrofico può comportare la distruzione, il parziale mutamento di forma, la caotica trasformazione del contesto di conservazione, la repentina interruzione del dialogo esistente con altri oggetti artistici, oltre che la perdita di funzione.

Lo studio del contesto post-sismico costituisce dunque un caso esemplare di patrimonio culturale esposto al rischio e pone una serie di questioni che vanno al di là delle specifiche scelte dei diversi settori d'intervento, stimolando una riflessione di carattere più generale sugli effetti delle catastrofi naturali sulle pietre e sugli uomini, sulle dinamiche sociali innescate da questi eventi e sulla riconfigurazionedel rapporto tra centro e periferia, tra luoghi e comunità, e, non da ultimo, sull'importanza del patrimonio culturale storico-artistico e monumentale, per restituire alla cittadinanza la propria memoria storica.

A questi temi è stata dedicata nel 2014 la Summer School del Kunsthistorisches Institut in Florenz. Lo studio dell'Aquila come caso esemplare per una metodologia di analisi interdisciplinare ha poi avuto seguito nel 2015 con l'istituzione del gruppo di ricerca L'Aquila as a Post-Catastrophic City presso il KHI. Sette giovani studiosi selezionati tra i partecipanti alla Summer School e il fotografo Antonio Di Cecco sono stati invitati a intraprendere uno studio condiviso della città e del suo territorio nell'ambito di un workshop della durata di due mesi. Muovendo dal caso aquilano, l'interesse si è spostato su una casistica diversificata di città, territori e siti colpiti da eventi disastrosi su scala italiana e mondiale in occasione del convegno internazionale Dopo la catastrofe: la storia dell'arte e il futuro della città (Kunsthistorisches Institut in Florenz, 6–7 marzo 2015), che ha coinvolto studiosi e specialisti impegnati nel campo della tutela: storici, architetti, urbanisti, restauratori e storici dell'arte.

Nel 2016 è stato avviato il progetto Topologie del Terremoto, che ha selezionato come prima tappa di un più ampio percorso d'indagine il territorio emiliano colpito dal sisma del 2012, individuato come caso di studio pilota per la disamina del processo di ricostruzione ancora in corso. Partendo da prospettive disciplinari diverse, sei ricercatori hanno studiato il patrimonio culturale in riferimento ai contesti socio-spaziali anteriori al terremoto, alle strategie attuate per la gestione dell'emergenza e alle conseguenti modifiche del territorio, delle dinamiche economiche e delle relazioni culturali.
Il progetto sta-sis mira a far convergere tutte queste prospettive d'indagine in un dibattito interdisciplinare e internazionale, ponendo le basi per l'apertura verso le nuove prospettive metodologiche della eco-art history.

Con la sequenza di eventi sismici partita al termine dell'estate del 2016, e ancora in corso, ha avuto inizio una nuova fase di emergenza, nella quale i danni al patrimonio culturale sono in continuo aumento. Il KHI mette a disposizione i suoi mezzi di studio e documentazione, in collaborazione con la sua fototeca e la sua biblioteca, per agevolare gli studi storico-artistici che devono accompagnare il censimento e la progettazione di ricostruzioni e restauri, come già accaduto dopo il terremoto umbro del 1997. Inoltre, nell'ambito del laboratorio aperto sta-sis l'Istituto intende continuare a promuovere il dibattito scientifico attorno al tema con workshop e seminari, offrendo a giovani ricercatori la possibilità di condurre ricerche innovative atte ad arricchire il quadro degli studi sull'Italia post-sismica.

Via Galeazza per San Felice sul Panaro, dintorni. <br />dalla serie "Abitare il Tempo. Cartoline dall'Emilia"
Via Galeazza per San Felice sul Panaro, dintorni.
dalla serie "Abitare il Tempo. Cartoline dall'Emilia"

Sta-sis coniuga la dimensione attuale del problema sismico con la sua matrice storica, secondo due scale temporali diverse: una improntata sul lungo periodo, sulla base di specifici casi di studio di disastri in Italia dalla tarda antichità fino al Novecento; l'altra rivolta alla storia dell'ultimo secolo e incentrata sulla memoria delle catastrofi e la storia delle ricostruzioni, secondo un percorso topografico.

È prevista per la fine del 2017 la pubblicazione di un volume miscellaneo incentrato sul ruolo della storia dell'arte nello scenario post-catastrofe, che raccoglie contributi specialistici sui temi della tutela e del ripristino del patrimonio culturale in relazione a disastri e catastrofi naturali.

 
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